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Dark Shadows

Attenzione spolier

“Dark Shadows”, già il titolo lascia immaginare l’atmosfera quasi horror del nuovo film di Tim Burton. La trama è avvincente, ispirata a un telefilm degli anni ’60, la colonna sonora è azzeccata e il cast è assolutamente perfetto. Ancora una volta il genio della mente ribelle ha fatto centro, con un lungometraggio che avrebbe potuto facilmente sconfinare nel banale e nel déjà-vu.

L’intera vicenda si svolge a Collinsport, un piccolo villaggio coloniale sulle coste del Maine, fondato da una famiglia inglese, arricchitasi grazie al commercio ittico. Il giovane erede dei fortunati imprenditori è Barnabas Collins, un ragazzo passionale, che cade vittima delle attenzioni della strega gelosa Angelique. La donna si vendica dei sentimenti non ricambiati, trasformando Barnabas in un vampiro e costringendo la sua amata Josette a buttarsi da una rupe. In seguito, constatando l’immutata inclinazione del giovane, lo seppellisce vivo dentro a una bara. Dopo duecento anni degli operai lo liberano inconsapevolmente e Barnabas torna a occupare il posto che aveva sempre avuto nella famiglia, ora composta dai suoi discendenti ed entra nuovamente in conflitto con la strega, per proteggere la reincarnazione della sua amata Josette.

A prima vista appare come la solita storia d’amore: c’è un triangolo, un conflitto di interessi… Tuttavia, sebbene la vena amorosa sia presente, anche se in minima parte, la vicenda si costruisce attorno un articolata struttura di contrasti, esagerazioni e parodie.  Burton si concentra nel mettere in evidenza le contraddizioni e gli aspetti più paradossali dell’era degli hippy e dei fricchettoni: entrano più volte in scena, per esempio, un gruppo di ragazzi che, tra il fumo delle canne, assaporano la gioia di vivere e che Barnabas, nella sua ignoranza settecentesca, chiama “ragazzi dai capelli lunghi”; che dire, poi, della “signora Alice”, ovvero Alice Cooper – uno dei più eminenti esponenti dello shock rock – che a Barnabas sembra “la donna più brutta che abbia mai visto”.  L’ironia, nata soprattutto dall’ingenuità del vampiro e le battute di spirito sono l’essenza di questo film, che soffoca le innumerevoli sfaccettature horror in un’infinità di risvolti comici.

Tuttavia, i lati drammatici non mancano: Burton si è rivelato impietoso nel condannare determinati comportamenti, rimasti comuni anche dopo gli anni ’70. In particolare, Roger Collins, il padre del piccolo David, è il bersaglio privilegiato del regista: del tutto disinteressato al figlio, è preoccupato solo di arricchirsi e di dedicarsi alla sua amante, nonostante il lutto per la moglie defunta. Barnabas, dopo aver scoperto la sua tresca, lo pone davanti a una scelta: decidersi a diventare un buon padre, o abbandonare per sempre la casa con una somma di denaro, che gli consentirà di vivere più che dignitosamente il resto dei suoi anni. Roger opta per i soldi. La viltà della sua fuga è accentuata dallo sguardo pieno di lacrime di David, che Burton non ci ha risparmiato.

Infine è necessario notare i numerosi punti in comune con la celebre saga di Twilight, di cui questo film suona come dissacrante una caricatura. Lampante è il riferimento ai film tratti dai libri della Meyer nella scena di sesso tra Barnabas e la strega: al termine dell’azione, la stanza è praticamente distrutta, con lui seduto sul divano in preda ai sensi di colpa. Per non parlare dell’improvvisa scoperta del fatto che Carolyn sia un licantropo, coronata con l’esclamazione: “ Va bene sono un licantropo, non facciamone un dramma!”, in netto contrasto con la tragedia di Jacob, l’uomo lupo di Twilight.

Se non lo avete ancora vista, correte subito al cinema: “Dark Shadows” non vi deluderà. Starà, poi, a voi giudicare l’interpretazione di Johnny Depp.  Vi dico solo una cosa… è senza pari.

Il Volo all over the world

They are three young boys, who sing old famous songs. Yes, wait a moment: I forgot to say they are also incredibly talented! Where is the news? Well, I think I have said more or less everything… oh, yeah! You are right! That is what I forgot to say : they are Il Volo and their latest CD has been bought by 1 million people! Ignazio Boschetto, Gianluca Gignoble and Piero Barone are three of the emerging celebrities of our time. From a superficial point of view, they don’t seem anything interesting or astonishing. Why have they had so much success? The reason comes from their official web site and from Youtube: their fans from all over the world are rather generous with comments on forums. Among the most common confessions of true love, other sincere posts emerge: what strikes the fans most is their spontaneous behavior; they are the classical good guys, the dream of every mum for the daughters. They are mature artists on the stage: they can joke, involve the public… in a word, they can handle the show spectacularly. The fans love their pleasantness: there are thousands of videos on their most amazing moments during the concerts. There are also a lot of positive comments about their generosity to their fans ( for example in taking photos or in giving smiles, red roses and autographs). However what fans admire the most is their talent. That is quite obvious: they are so young ( 18 and 17 years old) and they have such powerful voices. They transmit force and energy, even if they sing only famous old songs. What is certain is the affection of their fans. It is gripping to see how over a million people love three simple boys like them. It is quite incredible, but three years ago no one knew them. They were just simple Italian children with a dream. Now they are living that dream, demonstrating how talent and enthusiasm are what fans want… after all.

Si prospetta un’estate calda e afosa e quale posto è migliore di una località lagunare, dal clima fresco e mite, per trascorrere le proprie ferie? Potete dirigervi verso il lago Trasimeno e godere dei dolci raggi delle regioni centrali della nostra penisola, o più a nord, sul lago di Garda e passare una divertente giornata a Gardaland! Ma se posso tentarvi, vi consiglierei la meta preferita di vip e ricchi ereditieri: l’incantevole lago di Como. Paesaggi mozzafiato, le montagne si tuffano letteralmente nelle acque tranquille del bacino e il verde scuro di una rigogliosa vegetazione si confonde con il blu delle profondità lagunari. Sono possibili gite in battello o immersioni nella natura, fino a raggiungere il faro tutt’ora funzionante. La città di Como, inoltre, si offre come meta ideale per gli appassionati di storia: il museo raccoglie i resti rinvenuti inseguito a differenti scavi degli insediamenti romano e medievale su cui sorge la città. Insomma, se desiderate una vacanza completa, rilassante e interessante allo stesso tempo, venite a Como. Tra i luoghi suggeriti dalle guide turistiche, dovete senz’altro visitare il Duomo e il Broletto ad esso adiacente. Passeggiando per la piazza antistante potrete avere una visuale sulla facciata gotica della chiesa, caratterizzata dalle due statue di Plinio il Vecchio e di Plinio il Giovane; sul Broletto, sotto al quale si possono trovare, con un po’ di fortuna, i residui della vita notturna di Como e, tra pochi mesi, anche sulle diligenti pattuglie di tiratori scelti. L’assunzione di questi ultimi, infatti, è stata recentemente oggetto di riflessione in sede comunale, per arginare la terribile minaccia che piomba dal cielo e che opprime i cittadini della pacifica città: i piccioni. Unica alternativa efficace ai tiratori scelti, si configura essere la reintroduzione di una specie autoctona di falchetti. Non è il caso di preoccuparsi, dunque: tra poco tempo Como sarà perfettamente sicura. Per il momento si raccomanda la somministrazione di un siero anti – piccione, facilmente rintracciabile in ogni farmacia, per prevenire il contagio con i suddetti volatili. Tuttavia, cos’è un soggiorno a Como senza una gita sul lungo lago? Se vi trovate in piazza del Duomo, basta andare sempre dritti, camminerete sotto un lungo portico e giungerete nell’ariosa piazza Cavour; a questo punto attraversate la strada e si porranno davanti a voi due opzioni: potete andare a destra e camminare, camminare, camminare, giusto fino a quando non troverete più alla vostra sinistra la lunga palizzata di legno, fatta installare da un sapiente architetto desideroso di emulare la Muraglia Cinese. Oppure potete dirigervi a sinistra e camminare fino a quando le gambe vi reggono per raggiungere i Giardini a lago. Lago, che finalmente potrete ammirare in tutta la sua bellezza: dalla parte della città potrete ammirare l’imponente cantiere delle paratie, che forse, tra dieci anni, saranno un valido baluardo contro le sporadiche inondazioni di piazza Cavour. Infine, un luogo che mi sento di consigliarvi vivamente una passeggiata per il parco di Villa Olmo. Purtroppo la strada panoramica, costeggiante il lago, è chiusa per tutta l’alta stagione a causa di lavori di manutenzione; la villa è, però, ugualmente facilmente raggiungibile: è sufficiente costeggiare una strada trafficata, fare lo slalom tra le buche nell’asfalto e camminare rasentando le pareti delle case. Non mi resta, quindi, che rinnovarvi l’invito a visitare questa città incantata e augurarvi buone vacanze.

Il Volo

Prendete tre ragazzini che hanno avuto fortuna in un programma televisivo per giovani voci talentuose. Uniteli a formare un gruppo. Quindi proponete loro un contratto. Poi trovate un nome originale, qualcosa che li contraddistingua e faccia da garante della qualità della loro musica in giro per il mondo… qualcosa come Il Volo. Carino, semplice, d’effetto, un po’ retrò, anche un pochino pretenzioso, ma efficace: nessun altro gruppo si è mai chiamato così e poi “Il Volo” fa tremendamente italiano. Almeno, per quanto riguarda l’estero; in Italia “Il volo” risuona più che altro come il nome di uno di quei vecchi e noiosi complessi di musica anteguerra.  Ma al di là del nome da vecchietti, Il volo merita tutto il successo conseguito.

Quale successo? Ma come non ne avete mai sentito parlare? Strano… negli USA, in America latina, in Malesia… li adorano. Il loro tour ha anche toccato Paesi come il Canada, Taiwan, la Francia, la Germania, la repubblica di Singapore… Possibile che non li abbiate mai sentiti nominare? Va bene, è meglio se abbandono questo stupore fittizio: sono perfettamente conscia del fatto che in Italia Il volo non abbia trovato la calorosa accoglienza che, invece, gli è stata riservata ovunque altrove. Tuttavia mi lascia sempre un po’ di amaro in bocca questa verità, perché non sono un gruppo straniero con il pallino della musica italiana di altri tempi, ma sono tre nostri connazionali con talento da vendere. Tutto il mondo ha riconosciuto la loro bravura, tranne noi, che in un certo senso siamo la loro casa.

Non voglio farli passare, però, per dei geni della musica: un po’ di sana critica non fa mai male. Non c’è assolutamente nulla da ridire sulla loro intonazione e sull’impostazione delle loro voci, che – scusate non riesco a trattenermi – sono veramente eccezionali. Anche il loro atteggiamento in pubblico e nelle interviste è professionale, ma nel contempo conserva la spontaneità tipica dei nostri bravi ragazzi. Quello che mi fa storcere il naso, anche se capisco le ragioni di tipo commerciale, è la traduzione di numerose canzoni del loro repertorio in spagnolo o in inglese: esempi sono “Il mondo” che è diventato “El Mundo” , o “E’ la mia vita” che si è convertita in “Mi Vida”. Ma il prodotto più mostruoso è la traduzione di “O sole mio” in inglese. Sono canzoni tipiche della tradizione italiana e non ha senso trasporle in altre lingue, trasfigurando o cambiando completamente i testi originali: ad esempio “ O sole mio…” è stato tradotto con “It’s now or never…”.

Non lasciatevi, però, fuorviare: Gianluca Ginoble, Ignazio Boschetto e Piero Barone non sono tre giovani promesse dello scenario musicale mondiale perché sono semplicemente commerciali; chiunque può essere commerciale. Il loro merito è stato quello di far tornare a sognare le nuove generazioni su canzoni dimenticate grazie alle loro meravigliose voci.

Perchè il 3D NO

Il mondo del cinema è in continua evoluzione, si sa. L’altro giorno abbandonavamo il bianco e nero, ieri passavamo all’animazione al computer e oggi si assiste a un ritorno di fiamma al 3D.

Già, il 3D. Questo strano e discusso accorgimento, che sembra essere stato creato solo per rimpinguare le casse dei cinema. Ma si tratta solo di un espediente per gabbare gli amanti del cinema, o si tratta di una e vera innovazione e di un passo avanti? La risposta tende abbastanza verso un sì … per quanto riguarda la prima parte della domanda. Il 3D, in effetti, non è nulla di nuovo; esisteva già ai tempi di Disney, ma non aveva convinto molto gli spettatori, ancora abituati al bianco e nero.  E’ stato rispolverato solo negli ultimi anni e la tecnica è stato affinata, eliminando quelle noiose lenti verdi e rosse. Tuttavia, sebbene ormai non sia più obbligatorio vedere i film in 3D in bicolore, sono ancora numerosi gli elementi che disturbano il pieno godimento della visone; tra questi l’affaticamento degli occhi, senso di vertigine e nausea. Ci sono anche persone che non possono nemmeno avvicinarsi a film in 3D, a causa di svariati e non tenuti in considerazione difetti agli occhi.  Il prezzo, poi, è la fonte prima di malessere: euro 11 di biglietto con l’aggiunta di euro 1 per l’eventuale acquisto dei famosi occhiali. Insomma, con la rinascita del 3D andare al cinema è diventato un vero e proprio investimento per chiunque: gli studenti devono talvolta rinunciare all’acquisto di cibi e bevande; le allegre famigliole, che questo lusso non se lo posso permettere e dovendo assecondare i desideri dei figli, sono costrette ad aprire un mutuo; i fidanzati ci pensano due volte prima di proporre alle proprie anime gemelle di trascorrere il sabato sera al cinema, per evitare l’onerosa gentilezza i offrir loro il biglietto.

Da un punto di vista strettamente cinematografico, invece, il 3D non è sempre sinonimo di migliore qualità: “Avatar” ne è un esempio lampante. Togliete gli spettacolari effetti speciali; restano una trama insipida a metà tra “Pocahontas” e “L’ultimo Samurai”, quattro ore di pellicola e… basta. E’ il caso di dire che senza il 3D “Avatar” non avrebbe raggiunto un quarto del suo reale e immeritato successo. Inoltre il 3D sta svolgendo da pretesto per tappare i buchi lasciati dalla recente scarsa fantasia di Hollywood: che dire de “Il re leone 3D”? E di “ Star Wars – La minaccia fantasma 3D”? Patetici tentativi di risanare il bilancio. Senza contare che questo resuscitare indiscriminato di classici della cinematografia di tutti i tempi può portare alla creazione di veri e propri obbrobri: ci sono film realizzati appositamente per il 3D ( “Avatar”, “ Harry Potter e i doni della morte – parte 2”, “Narnia e il viaggio del veliero”…) ed altri che, invece, con il 3D non ci entrano assolutamente nulla.

Per concludere è giusto anche dire che il 3D può anche essere considerato come un dato positivo, un’ulteriore spinta in avanti nel mondo della tecnologia e della tecnica, ma solamente se utilizzato in modo razionale e onesto.        

Segui il tuo cuore

“Segui il tuo cuore” è il film diretto da Burr Steers e uscito nelle sale nel 2010. Dal titolo e dal finale abbastanza banali è, tuttavia, carico di tensione emotiva per gran parte della sua durata.

Tratto dal romanzo di Ben Sherwood “ The death and life of Charlie St.Cloud”, racconta il dramma di Charlie, un ragazzo amante della vela, che una sera perde Sam, il suo fratellino, in un incidente automobilistico. Loro padre è scomparso quando i due erano ancora piccoli e il rapporto che li lega è più forte anche della morte. Dopo il funerale di Sam, infatti, Charlie comincia ad avere delle visioni in cui incontra gli amici morti e, in particolare, suo fratello. Il patto è questo: si incontreranno “ogni giorno, al tramonto, al colpo dei cannoni”. E così passano cinque anni dall’incidente: Charlie lavora come custode in un cimitero e ogni sera si allena puntualmente a baseball con il fantasma di Sam. Un giorno conosce Tess, una delle promesse della vela e si innamorano. Ma ecco il colpo di scena: anche Tess è uno spirito. In realtà lei è il motivo della seconda chance data a Charlie: lui non è morto in seguito all’incidente che, invece, ha ucciso il suo fratellino, perché deve salvare la ragazza che ama. Il resto della storia è facilmente immaginabile: Charlie trova Tess quasi morta su uno scoglio in mare aperto, ma riesce  riportarla nel mondo dei vivi e vivranno per sempre felici e contenti.

Ciò che colpisce maggiormente nel film è il modo in cui la tematica della morte è trattata: innanzi tutto, il cimitero non è visto come un luogo deprimente di pianto e disperazione. Il cimitero è il luogo di unione tra i vivi e i morti e per quanto riguarda Charlie è inteso in senso letterale. Inoltre sono mostrati gli aspetti più terreni e inusuali del cimitero: la lotta contro le oche che rovinano l’erba e le lapidi, il collega amico di Charlie che le insegue armato di balestra, l’impianto di irrigazione che non funziona… fanno perdere al luogo che la tipica atmosfera tetra e idealizzata. Di particolare effetto è anche la scena d’amore tra le tombe: la foschia, le sagome inquietanti delle pietre sepolcrali… ogni particolare riesce ad assumere un aspetto sensuale.

Al di là della vena religiosa e soprannaturale che domina soprattutto le ultime scene e che contribuisce largamente a banalizzare il finale, è interessante soffermarsi sulle reazioni di Charlie davanti alla morte: l’incapacità di staccarsi dai ricordi e dal fratello lo lasciano sospeso in una specie di limbo per cinque vuoti e interminabili anni e lo conducono a delle visioni volontarie. Nel paese tutti lo credono pazzo, ma nulla può farlo desistere dal suo appuntamento quotidiano con Sam. Tutti cercano un modo per stare vicino ai propri defunti, ma spesso ci si trova intrappolati in obblighi morali o in ricordi che rimarranno solo nella nostra testa. Ma, certamente, la soluzione adottata da Charlie per stare vicino al fratello è attraente: avere ancora tempo per parlare, per stare accanto, per avere un rapporto con il proprio caro è una condizione invidiabile. Ciò che nemmeno il film ha osato raggiungere è, però, il dialogo ultimo tra i due fratelli: dopo che Charlie riesce ad abbandonare le sue visoni, Sam scompare per sempre e Charlie riscopre il dolore per il distacco; ora non possono più né sentirsi, né vedersi. Il ragazzo vorrebbe chiedere scusa al fratello, fargli sapere che sente la sua mancanza e che non lo dimenticherà mai, ma ormai le risposte di Sam non lo possono più raggiungere. Chiunque darebbe chissà che cosa per comunicare, per sapere cosa pensa la persona scomparsa, ma “non si può vedere l’impossibile”.

Per concludere è giusto notare come Zac Efron, alias Charlie, sia migliorato rispetto ai tempi di ”High School Musical”: la sua interpretazione sa essere commovente e struggente, in perfetta armonia con il ruolo del ragazzo triste e depresso.

“Segui il tuo cuore” è un film che non ha fatto storia, che è stato subito dimenticato, ma che meriterebbe di essere riscoperto, perché dona una convincente visione della morte e della voglia di vivere.

Noi speriamo che ce la caviamo!

12 Novembre 2011: è questa la data della seconda liberazione nazionale. Liberazione da un Premier che non ha avuto nulla da invidiare a Caligola o a Nerone, per pazzia e potere. Finalmente è ufficialmente concluso il ventennio della vergogna e dell’imbarazzo: Silvio Berlusconi ha consegnato ieri sera le dimissioni, rimuovendo il peso diventato insostenibile della sua presenza al governo dalle spalle dell’Italia.

Finalmente si apre davanti agli occhi degli Italiani la possibilità di un futuro di speranza, di ripresa economica e politica e di rinobilitazione. Rinobilitazione agli occhi dell’intero pianeta e chissà quando l’Italia potrà riacquistare dignità e credibilità. Come è possibile che un solo buffone, circondato dai suo compari e dalla sue assistenti, sia riuscito a far sprofondare in un abisso di fango il Paese che fu culla del più grande popolo europeo? Berlusconi è la dimostrazione che un solo uomo al potere, affiancato dai suoi tirapiedi, possa creare tanti danni quanto il suo sense of humor gli permetta. Ma sì, il governo Berlusconi è stato solo uno scherzo! Ci avete creduto, eh? Peccato che lo scherzo sia bello solo quando duri poco.

Ci aspettano anni difficili: la piaga Berlusconi è capitata proprio in un periodo di massima crisi, ma ora che è scomparsa, dobbiamo solo preoccuparci a rimetterci in sesto.

L’Italia crolla

L’Italia crolla. Spazzata via da un fiume di fango, o dalla fatalità, o dall’incuranza.

Tutto è iniziato domenica, una domenica come tante altre, che non preludeva nessun colpo di scena. Ma come i grandi poeti ci insegnano, era tutto troppo idilliaco, forse, per rimanere intatto: ore 10.00, un ragazzo muore durante una gara di moto. Questa è fatalità, ma non conta: pochi secondi azzardati sono bastati a sradicare una vita giovane, troppo giovane. Con la morte di Marco Simoncelli e di tanti altri ragazzi come lui, l’Italia ha rinunciato a una parte importante dei protagonisti della sua resurrezione.

Ma non è finita qui. Il 25 ottobre, due giorni dopo la tragedia di Simoncelli, una pioggia straordinaria si abbatte sulla Liguria e sulla Toscana.  Questa volta i morti sono nove. Emblematico è il caso di Monte Rosso: zona rinomata per il turismo, visitata ogni anno da turisti ammaliati dalla bellezza del posto, ansiosi di prendere il sole, spedire cartoline e andare alla scoperta della meravigliosa vegetazione. Non rimane altro che fango. Fango nelle case, sulle strade, sui rottami, sulle auto accatastate dalla furia dell’acqua. Fango su migliaia di persone, che hanno lavorato una vita per possedere una casa e una famiglia e che ora hanno le parole strette in gola: perché? Perché l’acqua superava il metro e mezzo di altezza? Chi li ripagherà di tutto quello che hanno perso senza alcuna colpa? Ma di chi è la vera colpa? Domande, domande e neanche una risposta.

Infine, ieri correva la voce che anche la Domus di Diomede fosse crollata a Pompei. Voce che poi è stata prontamente portata a tacere: non è crollato l’intero edificio, l’allarme è stato dato solo perché una parte di una fontana all’interno dell’abitazione si era incrinata. Ma non c’è da preoccuparsi, era incrinata già da mesi, si è trattato di un problemuccio da niente. Chi è stato di recente a Pompei sa che il problema è, invece, ben più grave: muri puntellati, intere aree del sito chiuse al pubblico… E pensare che i muri di Pompei sono rimasti in piedi per quasi duemila anni.

Foscolo, ne “I Sepolcri”, invita gli Italiani a ricordare le gesta dei loro grandi antenati e a prendere spunto dal loro esempio per riabilitare il nome del popolo italiano. Forse è arrivato il momento di una nuova esortazione. Forse, non è più tempo per i forse.  

Cinema mangiatutto!

Como. L’unica città italiana ad essere sprovvista di un cinema. Negli ultimi dieci anni è stata chiusa la maggior parte delle sale, fatta eccezione per un paio di cinema storici  attrezzati di una sola sala e che generalmente proiettano solo determinati tipi di film.

Dove sono costretti, quindi, a dirigersi gli abitanti della provincia per guardare un film? A Cantù, Menaggio, Appiano, Binago… la maggior parte, però, si reca al multisala di Montano Lucino.

11 sale, bar, angolo delle caramelle, poltrone vip… il vecchio UCI Cinemas di Montano non si fa proprio mancare niente. Non si è fatto nemmeno mancare un aumento vertiginoso dei prezzi dei biglietti: da euro 7,90 un biglietto a tariffa intera dei giorni festivi e dei feriali dopo le 19.00 è arrivato a costare ben euro 8,20. Per non  parlare del prezzo di un biglietto per la visione di un film 3D, pari a euro 10,50, ovviamente senza contare il supplemento di euro 1,00 per l’acquisto degli indispensabili occhialini. E’ meglio tacere anche sui costi degli snack: per un pacchetto di pop-corn e una bibita piccoli si arriva quasi a sfiorare euro 7,00.

Non è un caso che parecchi film usciti sia in 2D che in 3D siano stati proiettati esclusivamente in 3D: è il caso, per esempio, dell’ultimo capitolo della saga di “Narnia”, atteso da un grande numero di fan. La scelta della sola proiezione in 3D, infatti, costringe le persone, che stavano aspettando da mesi l’uscita di un film, a comprare un biglietto decisamente più caro, assicurando al cinema una maggiore fonte di guadagno. Fortunatamente film come “Harry Potter e  doni della morte – parte2”e “ Pirati dei carabi – Ai confini ai confini del mare” sono stati risparmiati da questo destino limitato, peccato che durante una proiezione di “Pirati dei Carabi ai confini del mare” in 2D si siano verificate numerose interruzioni dovute a motivi tecnici: il film è terminato con due ore di ritardo, poiché intramezzato da una serie di 20 minuti di pausa, ogni volta che il nastro saltava o l’audio spariva. Inutile descrivere la reazione imbestialita degli spettatori, che pur avendo pagato un biglietto a prezzo intero non rimborsabile, hanno dovuto assistere a una proiezione penosa.

Infine, è necessario rimarcare un altro fatto curioso: alcuni film, come il recente “Jane Eyre”, sono stati proiettati solo per pochi giorni – nel caso di “Jane Eyre” si è trattato di sei – mentre altri film, come “I Puffi in 3D” vengono riproposti per parecchie settimane di seguito. Questioni di tipo economiche? Non c’è nemmeno da chiederselo. Peccato che molti fan spesso non abbiano il tempo di andare a vedere un film che potrebbe piacere loro, perché rimane in sala per poco più di una settimana, contro altri film di carattere commerciale.

 Questa gestione del cinema di Montano Lucino dipenda dall’assenza di concorrenza? l’apertura di un nuovo cinema multisala a Como potrebbe rivelarsi una mossa strategica?

Un, due, tre… Mariastella!

- Eccoci di nuovo alla stessa situazione di sempre. Quante volte ve l’ho detto di non studiare all’ultimo momento, solo per prendere un bel voto nella verifica? Allora, chi sa rispondere alla mia domanda? Quali sono i valichi che collegano l’Italia con la Svizzera?
- Il traforo del Gran Sasso!
- Cosa? Chi ha detto “il traforo del Gran Sasso”? Mariastella…

Chi l’avrebbe mai detto che dopo qualche decennio, l’allora piccola Mariastella si sarebbe dovuta chiamare con il nome di Ministro Gelmini. Beh, tutti possiamo avere la nostra possibilità di entrare in politica, se no che stato democratico sarebbe? Peccato, che come si suol dire “ Il lupo perde il pelo, ma non il vizio”. Il Ministro Gelmini, per esempio, non ha perso alcune sue vecchie fissazioni: pare che l’altro giorno abbia affermato che il governo abbia finanziato la costruzione di un tunnel che collega il Gran Sasso con i laboratori di Ginevra. Ne è uscito un polverone: per non si sa bene quali meccaniche, il mondo è stato invaso dai gas esilaranti; i giornali, il web si sono sbizzarriti in migliaia di articoli in proposito; tutti si sono accaniti contro il povero Ministro dell’Istruzione. Si è trattato di reazioni assolutamente eccessive: in fondo cosa si è detto di così grave? Solo che il governo aveva investito 45 milioni di euro per costruire un tunnel lungo 732 chilometri e che attraversava da sud a nord l’intero territorio nazionale. Non era proprio il caso di prendersela tanto male!
Voglio dire che ci sono ricercatori, professori, laureati con master… che non trovano un lavoro: dovremmo essere felici che qualcuno abbia avuto la fortuna di ruzzolare in un impiego decentemente remunerato e che offre per di più l’opportunità di un vitalizio! Senza contare che fare il Ministro dell’Istruzione non è mica facile: bisogna innanzitutto saper scegliere quale mise indossare in Parlamento e quale trucco abbinarvi, poi, si deve pensare a quale sorriso sfoggiare e quale intonazione dare ai propri discorsi.  L’istruzione e il saper proporre leggi ragionate sono requisiti di seconda importanza: i Ministri sono esseri umani anche loro, in fin dei conti!
Per concludere, vorrei esprimere un pensiero di solidarietà al nostro Ministro dell’Istruzione: non si preoccupi, sbagliare è umano… e perdonare è divino.

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